Le tattiche di dissimulazione e inganno alla base dell’espansionismo islamista

In Cronaca

La costante crescita dell’infiltrazione islamista nelle realtà sociali europee trova terreno fertile nel pensiero democratico e buonista degli apparati governativi del Continente.

Le nostre radici di pensiero affondano nel diritto romano e nelle tradizioni consolidate proprie del nostro vivere sociale che hanno portato a uno sviluppo esponenziale in tutti i campi, siano essi quelli strettamente scientifici o dell’esistenza quotidiana.

Dagli anni ’90 abbiamo però assistito a un progressivo incremento di un’ondata migratoria che sembra non avere termine. Mentre, però, almeno inizialmente, il fenomeno appariva ristretto a un numero limitato di dissidenti, professionisti, studenti giunti in Europa per migliorare la loro situazione economica, il loro livello di istruzione, o per sfuggire a limitazioni del loro pensiero politico, da diversi anni l’immigrazione ha assunto i canoni di una vera e propria invasione, indiscriminata, incontrollata e assolutamente clandestina.

La mancanza di un reale controllo dei flussi migratori ha creato una situazione sociale di allarme nei cittadini, anche in mancanza di un filtro che realizzasse le basi per un arrivo di lavoratori specializzati o, comunque, di manodopera utile a colmare i vuoti creatisi a fronte di un tasso demografico in costante calo.

I rischi legati alla mancanza di controlli hanno dato libero sfogo al “passaparola”, ovvero, alla fornitura di indicazioni da parte degli immigrati giunti per primi, alle ondate successive, idonee a sfuggire ai controlli e ad utilizzare a proprio piacimento delle leggi e delle procedure democratiche proprie del nostro ordinamento.

In un periodo storico precorso nella sue dinamiche da Samuel Huttington nella sua opera “Lo scontro delle civiltà”, scritto mai abbastanza citato e, probabilmente, poco consultato dai delegati alla politica, non hanno trovato spazio le sole mire espansionistiche dei cosiddetti “migranti economici”, ma anche e soprattutto quelle di estremisti politici, disumani leader tribali e, non in ultimo, estremisti religiosi.

Non è bastato all’Europa l’insegnamento che avrebbe potuto derivare dai primi attacchi jihadisti degli anni ’90 in Francia e quelli portati a termine nei Paesi del bacino del Mediterraneo da gruppi di matrice islamista che, con le cosiddette “Primavere arabe” hanno portato al caos più totale e al pensiero ormai diffuso di una facile equiparazione musulmano – terrorista.

Gli attentati a raffica succedutisi negli ultimi anni hanno in parte insegnato qualcosa alle menti pensanti responsabili della sicurezza dei Paesi europei. Alla base di tutto vi è sempre stata una ristretta cerchia di “pensatori” di un pensiero religioso rivisitato nella forma più attinente ai loro fini. Una continua opera esegetica che, con l’utilizzo di centri abusivi di preghiera h continuato a forgiare le menti di giovani immigrati, così come a creare le figure della “Legione bianca”, quella formata dai convertiti occidentali. 

Da qui la creazione di cellule autonome aderenti ai due maggiori network del terrore islamista, dapprima al Qaeda poi lo Stato Islamico che hanno messo in atto una strategia del terrore già da tempo pianificata.

La sterilità dell’apparato di prevenzione

La strategia dell’innalzamento del livello di prevenzione con controlli mirati e significativi, poteva forse risultare a noi utile nei nefasti Anni di piombo, quando il nemico che si affrontava era noto, la sua ideologia comprensibile così come la lingua.

Oggi la realtà è completamente diversa. I novelli terroristi agiscono per “delega divina”, hanno un background culturale completamente diverso dal nostro, parlano una lingua ai più sconosciuta e praticano una religione che solo negli ultimi dieci anni si è fatta conoscere all’Occidente.

Come i fatti hanno purtroppo dimostrato i lupi solitari, gli emulatori, le cellule, sono sfuggiti ad ogni controllo, segnalazione o ricerca.

Oltremodo, alcuni sondaggi condotti in Francia, successivamente agli attacchi degli ultimi anni, hanno fatto emergere un dato sconfortante se non spaventoso:  il 35% dei musulmani francesi supporta gli attacchi suicidi e le azioni contro l’Occidente. A fronte di ciò non si può supporre di sradicare il terrorismo dalla nostra società quando i fanatici possono tranquillamente godere di omertà e coperture fornite loro da parte di correligionari che rappresentano la copertura a un’invasione silenziosa e ad una vero e proprio controllo del territorio.

Ma tutto questo ha preso forma da due “tattiche” frutto di interpretazioni coraniche ad hoc utilizzate dai propagatori del credo islamista: la dissimulazione e l’inganno, ovvero la Taqiyya e la Tawriya.

La dissimulazione come tattica di infiltrazione in Occidente

Alla base degli insegnamenti forniti agli jihadisti da parte degli indottrinatori vi è l’arte della dissimulazione, o Taqyyia, che affonda le proprie radici nelle variegate esegesi del Corano: “Sia che nascondiate quel che avete in cuore, o che lo rendiate manifesto, Iddio lo conosce, e conosce ciò che è nei cieli e ciò che è sulla terra, e Iddio è sovra ogni cosa Onnipotente” (Sura Al Imran, versetto 29).

L’interpretazione del versetto, di per sé assolutamente positiva se letteralmente compresa, assume un carattere assai diverso se incorporata al pensiero jihadista.

La Taqiyya, ovvero la dissimulazione, propagandata da sedicenti e autoproclamati imam, legittima ogni aspirante mujahed ad infiltrarsi nei territori apostati o miscredenti della Dar al Harb (casa della guerra) nascondendo la propria ideologia, le reali intenzioni, sino ad assumere canoni comportamentali completamente difformi dalle regole sharaitiche allo scopo di rendere plausibile una facciata di integrazione con l’Occidente che facilitare le successive azioni in favore della causa jihadista.

https://ofcs.report/internazionale/analisi-terrorismo-la-delega-divina-che-autorizza-le-stragi/

Un forma del tutto simile alla Taqyyia è, in realtà, una sua derivazione. La Tawriya, traducibile come “inganno”.

Si tratta di una dottrina che permette di mentire virtualmente in tutte le circostanze, incluse quelle che coinvolgono altri musulmani e giurare su Allah, a patto che il bugiardo sia abbastanza creativo da articolare il suo inganno in un modo che sia “tecnicamente” realistico.

La Tawriya può essere intesa anche come utilizzo del “doppio senso” (Iham) teso ad ingannare il  prossimo, se essa è proiettata alla realizzazione di una vittoria per l’Islam.

A volte una frase o una frase può essere usata in modo tale che l’ascoltatore la ritenga conforme alle proprie idee, mentre l’oratore la considera una cosa completamente diversa.

Il concetto, può essere tradotto e inteso anche come occultamento, allusione, ambiguità.

La Tawriya o Iham è, insomma, una estensione del significato di una frase che per l’autore e politologo tedesco Bassam Tibi, nato in Siria,” oggi è anche un metodo tattico utilizzato dai funzionari di associazioni musulmane organizzate in paesi stranieri (occidentali), nonostante ” prestino fede all’Islam democratico moderato .. .per coprire la loro politica di islamizzazione “.

Esempi pratici Tawriya possono essere l’adesione ai dettami di una Costituzione occidentale che regola il vivere comune ma può andare contro alla Sha’aria. In questo caso l’Islamista finge di intendere i contenuti dei dettami costituzionali e li adegua a proprio uso e consumo.

Altro esempio può conformarsi nel dialogo “islamo-cristiano” dove per dialogo il cristiano intende “trattativa pacifica”, mentre per l’Islamista esso assume i canoni di una mera “conversazione”.

L’inganno e la menzogna possono essere molto più radicati nella cultura di quanto si pensasse in precedenza.

L’autorevole dizionario arabo-inglese di Hans Wehr definisce Tawriya come “occultamento, occultamento, dissimulazione, dissimulazione, ipocrisia, equivoco, ambiguità, doppio senso, allusione”. 

Come definizione, il “doppio senso” descrive al meglio la funzione di Tawriya. Secondo gli studiosi musulmani del passato e del presente la Tawriya si manifesta quando un oratore esprime un concetto che per il suo interlocutore ricopre un altro significato, ben conscio di alterare il tono della conversazione a suo vantaggio.

Questo stratagemma è considerato legittimo secondo la legge della Sha’aria non compresa in tre specifici casi: mentire in guerra, mentire al proprio coniuge e mentire per riconciliare le persone. Per queste eccezioni, la Sha’aria consente ai musulmani di mentire liberamente, senza le restrizioni del Tawriya, cioè senza il bisogno di creatività.

Un altro palese esempio di Tawriya è “l’augurio del meglio” rivolto a un cristiano in occasione del Natale, la cui celebrazione è considerata un “grande peccati” per i musulmani. In questo specifico caso, “Ti auguro il meglio”, recepito dai cristiani come augurio natalizio, secondo alcuni sheikh islamisti sottintende, invero, “l’augurio al cristiano di convertirsi all’Islam”.

Vi sono esempi addirittura risibili nella tradizione islamica. Si narra che Sufyan al-Thawri, un importante pensatore musulmano, fu portato una volta dal Califfo Mahdi che rifiutò poi di lasciarlo ripartire, fino a che Thawri giurasse di tornare. Uscendo dal palazzo del Califfo, Thawri lasciò i sandali vicino alla porta. Dopo un po ‘, tornò, prese i suoi sandali e se ne andò per sempre. Quando il califfo chiese di lui, gli fu detto che, sì, Thawri aveva giurato di tornare indietro e, in effetti, era tornato: solo per prendere i suoi sandali e andarsene…

Allo stesso modo, su alcuni popolari Web islamici, dove i musulmani presentano domande e le autorità islamiche rispondono con fatawas (editti religiosi), una ragazza pone il suo dilemma morale: suo padre le ha esplicitamente detto che, ogni volta che squilla il telefono e il chiamante cerca di lui, la ragazza deve rispondere dicendo “Lui non è qui.” La fatwa emessa ha risolto il suo problema: è libera di mentire, perché quando dice “Non è qui”, significare che il padre non è nella stessa stanza o non direttamente davanti a lei.

Certamente, occorre considerare primariamente gli effetti negativi di tali esegesi se conformati agli innumerevoli “interessi della Sha’aria” che possono andare direttamente contro la legge e la civiltà occidentali, dal potenziamento dell’Islam, alla sottomissione degli infedeli. Per realizzare questi interessi della Sha’aria, i musulmani, attraverso il Tawriya, ricevono un assegno in bianco per mentire, il che risulta senza dubbio assai utile, dalle riunioni diplomatiche di alto livello fino alle assai discutibili “richieste di asilo politico”.

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